La crisi abitativa ha ormai assunto carattere strutturale. A fronte di una domanda crescente, si registra un progressivo aumento dei costi di costruzione, una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e una forte contrazione del credito destinato al settore immobiliare. “Siamo di fronte a un’equazione complessa, che non può essere risolta con un’unica misura”, ha detto il presidente di ANCE ROMA – ACER, Antonio Ciucci nel corso dell’evento “Verso un nuovo diritto all’abitare” alla Sala Matteotti della Camera dei Deputati. “Negli ultimi anni si sono sommati aumento dei costi di costruzione, riduzione del credito da parte del sistema bancario e perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Per questo non c’è un’unica ricetta: il problema casa va affrontato su diversi piani. Servono interventi strutturali e coordinati, per i quali servono risorse”. Risorse che, aggiunge Ciucci, “siano pubbliche, e in questo senso confidiamo in un grande piano europeo perché la crisi abitativa è un problema che riguarda tutta l’Europa. Ma non solo risorse pubbliche: altre possono essere attivate tramite leva fiscale o finanziaria”.
Costi, inflazione e credito: i fattori della crisi – Negli ultimi anni l’inflazione ha superato il 22% ma non è stata compensata da un’adeguata crescita dei salari, ferma intorno al 12%. Parallelamente, i costi di costruzione hanno registrato un incremento significativo, aggravato dalle recenti crisi internazionali. A questi elementi si aggiunge la riduzione del credito: le risorse destinate al comparto immobiliare sono passate da circa 52 miliardi nel 2007 a poco più di 10 miliardi nel 2024. “Il tema dell’accesso al credito è centrale”, sottolinea Ciucci. “Senza strumenti finanziari adeguati, diventa difficile sia realizzare nuovi interventi sia consentire alle famiglie di acquistare casa”.
Un modello da superare – Il sistema che per decenni ha sostenuto l’offerta abitativa – basato su edilizia pubblica, convenzionata e privata – non è più sufficiente a rispondere alla domanda attuale. In particolare, l’edilizia residenziale pubblica in Italia resta sotto il 4%, ben al di sotto della media europea, mentre l’edilizia convenzionata ha perso sostenibilità economica. “Si è ampliata la fascia di popolazione che non rientra nell’edilizia sociale ma non riesce ad accedere al mercato libero”, evidenzia Ciucci. “È su questa area che bisogna intervenire con strumenti innovativi”.
Rigenerazione urbana e sostenibilità – Le nuove direttive europee impongono una riduzione del consumo di suolo, orientando gli interventi verso la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio esistente. Un processo necessario, ma più complesso e oneroso rispetto alla nuova edificazione. “Oggi dobbiamo rigenerare il costruito, non espandere la città”, afferma Ciucci. “Ma per farlo servono regole aggiornate e condizioni economiche sostenibili”.
Una priorità per i prossimi anni – Dopo la fase espansiva legata a Superbonus e PNRR, il settore delle costruzioni è pronto a contribuire a una nuova stagione di sviluppo, con al centro il tema dell’abitare. “La casa rappresenta una delle principali sfide per i prossimi dieci anni”, conclude Ciucci. “È necessario agire subito, con regole chiare, tempi certi e risorse adeguate”. “Non possiamo affrontare una sfida di questa dimensione senza un forte supporto pubblico e un quadro normativo adeguato”, aggiunge Ciucci.