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“Per lo sviluppo della città servono regole e tempi certi” – Intervista del Presidente Antonio Ciucci al Messaggero sul futuro di Roma dopo il 2026

14 Febbraio 2026

Rigenerazione urbana, programmazione, capitali privati capaci di attrarre grandi investimenti ma anche i piccoli e locali. Soprattutto “metodo Giubileo“: un approccio che ha funzionato e che deve essere riproposto. Il Presidente ANCE ROMA – ACER, Antonio Ciucci in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero“, parla di prospettive e di futuro del settore, delle imprese edili romane  e della città. Per tracciare un bilancio positivo di quanto fatto fino a oggi, grazie anche alla spinta di PNRR e Giubileo e per definire le priorità strategiche dei prossimi anni.


Regole certe, tempi rapidi e visione strategica per il futuro di Roma
Secondo Ciucci, Roma ha dimostrato negli ultimi anni di poter attrarre risorse significative e anche di saperle gestire, ma il pieno sviluppo resta condizionato da tempi autorizzativi troppo lunghi e da un quadro normativo spesso incerto. «La fiducia degli investitori,  si costruisce sulla certezza però – spiega il Presidente dei Costruttori Romani – e sulla prevedibilità dei tempi», elementi essenziali per qualsiasi operazione e per gli interventi di rigenerazione urbana.

Investimenti e fiducia, ma il nostro settore ha bisogno di stabilità «Il nostro settore è cresciuto molto, raggiungendo dei livelli che non vedevamo da decine di anni. Ma sappiamo perfettamente che gli investimenti pubblici non potranno essere più gli stessi. Dobbiamo quindi fare in modo di non trasformare questa crescita in una decrescita».

NTA e Piano Regolatore «Ora siamo nella fase delle controdeduzioni e alla valutazione delle richieste delle Sovrintendenza. Speriamo, e lo dico per Roma, che da questo processo di confronto non escano delle norme depotenziate Serve un perimetro certo di azione, dobbiamo sapere se una costruzione la possiamo demolire e ricostruire con una premialità, dobbiamo essere certi su questo e sul processo che dobbiamo mettere in piedi. A quel punto l’amministrazione deve fare la sua parte e rilasciare i permessi in tempi certi. Questo è quello che dobbiamo fare. Il problema è che non vorremmo che questo perimetro diventasse troppo stretto. Altrimenti lo sviluppo non sarebbe possibile».

La casa e la questione delle fidejussioni «A Roma è un problema enorme» dichiara Ciucci. «Ci aspettiamo un’azione nazionale, anche perché palazzo Chigi si sta muovendo, ma soprattutto speriamo in una spinta europea». C’è anche un tema di edilizia residenziale pubblica al quale dare una risposta, senza contare la questione dell’affordable housing: la cosiddetta casa accessibile. «Perché i costi delle costruzioni sono aumentati, il costo degli immobili anche, mentre non sono proporzionalmente aumentati i redditi. E quindi l’accessibilità al mercato della casa è molto più difficile» commenta. Quale può essere la soluzione quindi? «Ci sono due grandi temi: quello delle risorse e quello delle regole. Per fare uno stock di case in tempi non biblici servono norme chiare. Come nel caso della rigenerazione urbana. Regole del 1942 e del 1968 difficilmente possono andare bene per il 2026. Per questo bisogna lavorare sulla parte normativa. Del resto, se un privato vuole investire a Roma, deve sapere quanto tempo impiegherà a realizzare il suo progetto. E qui, purtroppo, tra leggi nazionali, regionali, e regolamenti comunali, cominciano i dolori». Serve dunque semplificazione. «Compresa la questione delle fidejussioni – evidenzia il Presidente ANCE ROMA – ACER – un altro nodo che sta rallentando i progetti. Per costruire, infatti, è necessario rilasciare fidejussioni molto gravose per il sistema imprenditoriale. Stiamo interloquendo con il Comune per far sì che diventino più sostenibili, viceversa siamo condannati al non fare».

Il “modello Giubileo” da riproporre  «Il dialogo è fondamentale – conclude Ciucci – una regia come c’è stata nel Giubileo penso che sia una cosa che dovrebbe funzionare sempre. Non solo per eventi straordinari».

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